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Zip line sul rio Tahuayo, Peru: diario di viaggio in Amazzonia #2

20 APRILE – Qui la prima parte del viaggio in Amazzonia

Sveglia alle sei, giusto in tempo per veder passare la canoa delle lavandaie carica di biancheria verso un non so dove lungo il rio Tahuayo e noi siamo ancora praticamente in mutande. Oggi zip-line, noi due e la famiglia israeliana (gli Addams li abbiamo soprannominati per via della ragazzina mai un sorriso), tre canoe, quattro guide e due poliziotti arrivati poco fa in barca con tanto di mitra, Emergencia Policia sulla loro maglietta – per sicurezza – ci dicono, situazione strana.

Lavandaie sul Rio Tahuayo

Si rema tra le chiome degli alberi e sopra le foglie delle palme sommerse – ma voi sapete dove stiamo andando? – no! – rispondono ridendo e arriviamo a una pedana di legno ancorata a un grande tronco. Chi sale per primo? – lui – dice Gigi, nemmeno il tempo di ribattere e quattro braccia mi bloccano, mi imbragano e mi tirano su penzoloni verso la piattaforma in cima all’albero e sì che ho promesso a mia moglie che non l’avrei mai fatto, poi tocca a Gigi che soffre di vertigini, peggio per lui, gli Addams non fanno una piega.

Zip Line

Il panorama, è un problema il panorama, perché pur essendo in alto non si vede molto, un centinaio di metri, solo cime di alberi in ogni direzione, in un chilometro quadrato di foresta amazzonica ci sono più specie di alberi che in tutta l’Inghilterra dicono i libri ma da quassù sembrano tutti uguali, verde più verde meno. Non ci si può appoggiare ai rami per scattare le foto, sono ricoperti da corte ma robuste spine, tre metri in fuori da un grosso ramo spunta un ciuffo di piccoli fiori bianchi, le prime orchidee dell’Amazzonia. Ormai non posso più tirarmi indietro e così sono il primo a sperimentare, con qualche esitazione in partenza, l’ebbrezza del volo tra gli alberi della selva a venti metri sopra le fronde di palma e l’acqua nera, due tiri di corda e finisce il divertimento. L’ultima guida scende a testa in giù a tutta velocità, stop a fior d’acqua e rimbalzo in posizione verticale, adesso capiamo perché lo chiamano el Gato.

Pausa post prandiale, tutto tace, anche i chiassosi cacique neri e gialli che fanno il nido sugli alberi davanti al lodge. Gironzolo sulle passerelle tra i bungalow macchina fotografica in mano, non si sa mai, un tonfo sordo alle mie spalle, due metri più indietro un serpente giallo cerca di scivolare in acqua ma non passa tra le fessure degli assi, a metà corpo è tutto gonfio – ha mangiato un grosso topo – dice una guida del lodge richiamata dal trambusto mentre lo tira su per la coda – è un pitone arboricolo giovane – non è velenoso ma poteva cadermi in testa. Sopra di noi, tra le foglie di palma che coprono il pontile, tre grosse tarantole nere – possono cadere anche quelle?

Uscita pomeridiana. La canoa è stretta e bassa sull’acqua, Marco che ci farà da guida, sale tranquillo per primo, poi sale Gigi e la canoa ondeggia e si abbassa di brutto, poi salgo io e l’acqua arriva a non più di cinque centimetri dal bordo, secondo me queste canoe non sono tarate per i gringos. Loro due remano contenti, io fotografo fiori rossi in vendita a caro prezzo nei nostri negozi, strani pompon bianchi e rossi che sbocciano direttamente dai tronchi, una specie di ghiro che ci guarda attento dal buco di un tronco prima di sgusciare fuori e perdersi tra i rami che chiudono il cielo. L’aria fino ad un attimo fa immobile è scossa da una folata di vento – via, verso il lodge – dice Marco sull’agitato – perché? – tu pensa a remare.

Un tonfo in acqua, poi un altro, adesso capiamo il perché, sono dei grossi rami morti che vento e acqua fanno cadere dagli alberi, in effetti se ce ne cade uno addosso… – rema Gigi! Due donne delle pulizie appoggiate ai manici delle loro scope accolgono ridendo i tre esploratori bagnati fino al midollo ma sani e salvi.

Prima di dormire andiamo a vedere il nostro pitone giallo, è ancora lì sul parapetto dove lo hanno lasciato a digerire il topo, saranno cinque metri dalla nostra camera – chiusa bene la porta? – dalle fessure tra gli assi del pavimento non ci dovrebbe passare.

(A cura della redazione di Nonsoloturisti.it)

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