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Un’altra Grecia: mare in Calcidica, panorami mozzafiato in Tessaglia e siti archeologici nell’entroterra macedone

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Al terzo tentativo in tre anni ce l’ho fatta: a Bergamo ci attende il volo Ryanair per Salonicco prenotato da tempo, pieno e in ritardo di circa una mezz’ora per un brutto temporale (poi recuperato in volo). Passeremo le due settimane centrali di agosto in giro per la Grecia Settentrionale, nelle regioni della Macedonia e della Tessaglia.

Guide turistiche e siti internet

Per l’organizzazione del viaggio, oltre agli spunti dal ilgiramondo.net, ho utilizzato alcuni siti internet dedicati esclusivamente alla penisola Calcidica (in inglese) e due guide:

  • Lonely Planet “Grecia continentale” ed. 2016: un volume di quasi 400 pagine di cui 2 capitoli per le zone di interesse, che ho preso in formato .pdf e di cui ho stampato le pagine che mi servivano. Le parti dedicate a Salonicco e Meteore sono discrete, per la Calcidica c’è veramente molto poco.
  • Dumont “Penisola Calcidica e Salonicco”: (consigliatami dalla nostra esperta di isole greche sea breeze, grazie!) è del 2004 ma molto ben fatta, con una parte dedicata ai luoghi interessanti di Macedonia e Tessaglia.

Verso la Sithonia

Arrivati al piccolo aeroporto di Salonicco chiamiamo il noleggiatore e in pochi minuti arriva l’agente con l’auto.

Il noleggio è costato più del volo: volendo un’auto per 12 giorni sapevo che il conto sarebbe stato un po’ più del solito, ma non immaginavo così tanto (minimo 600 € senza assicurazioni extra). Ho trovato un noleggiatore locale (Poseidon Rental Cars), con sede in città a Salonicco e qualche buona recensione in siti esteri. Mi sono fidata e devo dire che non è andata così male: per la categoria più piccola ci hanno chiesto 530,00 €, comprensivi di assicurazione per fondo e pneumatici, ritiro in aeroporto e riconsegna all’albergo in centro a Salonicco. L’auto, una Nissan Micra con qualche annetto sulle spalle, era pulita e in discrete condizioni, e la cauzione è stata sbloccata a pochi giorni dal rientro.

Partiamo per la Calcidica, precisamente per il “secondo dito” (la Sithonia), dove alloggeremo 8 notti. Dopo un’ora e mezzo di strade poco trafficate arriviamo a Vourvourou, nel piccolo “resort” con vista sul mare Simon King (prenotato da Expedia ad 83€ a notte senza colazione). Vourvourou in agosto non ha prezzi economici come altre zone della Grecia e già a febbraio-marzo non c’era molta scelta.

Il Simon King ha una piccola piscina con un bel panorama, lettini e teli mare a disposizione, ampio spazio per parcheggiare anche all’ombra, qualche bici (è a circa 800 metri dal paese). Il nostro monolocale (che chiamerò casa da qui in avanti) è ampio, su due livelli, arredato con un gusto moderno, con pulizie giornaliere e cambio asciugamani ogni 2 giorni. Non è adatto agli alti, il soppalco su cui si trova il letto matrimoniale è veramente basso. Il Wi-fi è debole, ma sufficiente per consultare qualche sito. Il bagno, carino, avrebbe il box doccia da cambiare anche se il complesso non dovrebbe avere più di 2-3 anni, e c’è qualche problema con gli scarichi (non ci sono fognature in zona), ma basta non scaricare l’acqua dalla cucina e dal bagno in contemporanea. Oltre a noi c’erano diversi altri italiani che andavano e venivano. Davanti scorre la strada della Sithonia dove le auto sfrecciano a velocità sostenuta e quindi l’esterno non è silenzioso, ma gli appartamenti sono ben isolati e non arrivano rumori da fuori o dai vicini. Alle spalle c’è la bellissima pineta che fa parte dell’area protetta del Monte Itamos. Tutto sommato ci tornerei ancora, anche se non è scattato il colpo di fulmine.

Abbiamo scelto Vourvourou (Vurvurù), anche se non offre molto, per evitare la folla di altre località più organizzate; è l’insieme di pochi alberghi e numerosi complessi di appartamenti, sorto lungo la spiaggia della baia dallo stesso nome, con qualche ristorante e taverna, pochi negozietti/mini market, e tanti noleggi di barche e kayak. È formato da due strade, una che scorre in basso vicino al mare e la statale più in alto (da cui si godono bellissime viste sulla baia con il piccolo arcipelago che la punteggia), che non sembrano aver avuto una pianificazione urbanistica. Vale soprattutto per la via principale, lungo cui sorgono la maggior parte degli edifici: è irregolare e senza marciapiedi… passeggiare la sera è più un rischio per la propria vita che un piacere. Non è il posto da scegliere se si cerca vita mondana o movida notturna, però è perfetto per la vicinanza ad alcune spiagge tra le più belle della zona.

La frequentazione ci è sembrata principalmente greca, rumena e bulgara, ma non mancavano anche italiani, tedeschi e qualche americano.

Una sera a cena ho avvistato un lussuoso yacht nella baia, di fronte all’isola di Diaporos: in seguito ho scoperto che si trattava del Principe di Galles con la consorte!

Un accenno al lato culinario di questa prima parte di vacanza: all’estero cerchiamo di mangiare la cucina locale, ma a Vourvourou era più facile individuare locali in cui servissero pasta e/o pizza che cucina greca! Abbiamo provato uno dei locali “storici”, citato già dalla guida Dumont, Gorgóna I Poulmán e un paio di volte il più rinomato Paris, consigliato sia dalla Lonely Planet che dal resort. Il primo è molto alla buona, con gli ospiti che si siedono a cena ancora con il costume addosso e cibo discreto ma nulla di più. Il secondo è un pelo più ricercato (qui si passa almeno a farsi una doccia prima di sedersi a tavola ma ai piedi rigorosamente le ciabatte da spiaggia!) però l’unica cosa che ci è veramente piaciuta è stato il piatto di antipasti misti… così per il resto della vacanza abbiamo optato per una taverna/fast food in cui la carne alla griglia era molto buona (oltre ai gyros pita, buonissimi gli hamburger), il Garlic, a breve distanza da casa.

Visto che ci fermeremo qui fino alla mattina del 14 agosto e che si sa quale è la routine di una vacanza al mare, questa parte non sarà un diario giornaliero.

Abbiamo rinunciato alle attività al di fuori della Sithonia cui avevo pensato: un tour delle spiagge della Kassandra, il sito archeologico di Olinto (per pigrizia!), l’escursione al Monte Athos da Ormos Panagias in barca (avendo visto quanti pullman ci fossero all’imbarco e per evitare i balli di gruppo previsti nel viaggio di rientro). Ci siamo dedicati esclusivamente alle spiagge ed al relax, restando quasi sempre entro la mezz’ora d’auto.

Spiagge in Sithonia

Le spiagge che abbiamo visitato non sono molte, visto che ci siamo innamorati di Karidi, e le altre in un modo o nell’altro non sono state alla sua altezza

Karidi: la spiaggia usata per buona parte delle cartoline dell’intera Calcidica, a circa 2 km da casa. Ci siamo stati 6 volte, anche per un paio d’ore a inizio o fine giornata. È una spiaggia completamente libera (la prima sera abbiamo comprato un piccolo ombrellone, con base per la sabbia, a circa 10€), con un paio di venditori di bibite, snack e gelati al limitare della pineta. È ampia ma non grandissima, formata da un’insenatura principale con sabbia molto chiara e fine, acqua tranquilla, calda che digrada dolcemente; qui si posiziona la maggior parte dei turisti. L’insenatura è delimitata a nord e a sud da piccoli promontori rocciosi, in cui gli scogli sono stati scolpiti dalla natura in forme molto belle. Oltre si trovano altre due baie: a sud c’è Micro Karidi, meno affollata perchè ospita un noleggio barche ed è circondata da edifici; a nord ci sono scogli con piccole spiaggette, nostro rifugio in un paio di occasioni: l’acqua ha splendidi colori, i bagnanti sono decisamente meno e si fa un buon snorkeling (anche se il migliore forse resta quello sul lato nord della spiaggia principale). La grande pineta alle spalle della spiaggia offre molto spazio all’ombra; qualcuno ci ha letteralmente piantato le tende per lunghi periodi, e non mancavano i camper. Sempre in pineta si parcheggia in totale libertà. In agosto è molto molto frequentata, quasi tutti ci fanno almeno una visita; per la sua conformazione in alcuni giorni può essere piena di posidonia oceanica a riva, per cui l’effetto a prima vista è meno affascinante, meno da cartolina (e un po’ puzzolente 😉 ). A noi è successo un paio di volte, ma basta passare nella baia di fianco e non c’è problema (l’acqua è più alta qui e ci sono meno bimbi). Di norma l’acqua è perfettamente limpida, ricca di pesci… che è quello che mi interessa, ed il motivo principale per cui ci siamo tornati così spesso. Certo è che ci vorrebbe un po’ più di attenzione all’ambiente.

Livari: appena a nord di Vourvourou, è piuttosto famosa perchè una sottile striscia di sabbia forma una piccola laguna interna. Bella per qualche foto, ma non ci farei il bagno per il gran numero di barche.

Trani Ammouda: poco più a nord di Ormos Panagias (piccolissimo paesino pittoresco da cui partono le barche per il Monte Athos), a 10 km da casa, è un lunghissimo spiaggione con un mare dai bei colori, dove c’è anche qualche piccolo e silenzioso beach bar, ma è principalmente dedicato alle famiglie che preferiscono la spiaggia libera. È talmente grande che si trova subito parcheggio (anche qui gratis) e spazio per ombrellone e asciugamani di fronte al mare anche alle 14.00. La sabbia è dorata e grossolana. Dopo la prima visita non ci siamo più tornati, è bella ma non il nostro genere.

Lagonisi: una favola trasformata in incubo (almeno per noi). Si trova poco a nord di Vourvourou, molto vicina a Ormos Panagias, ma è completamente diversa da Trani Ammouda: spiaggia di sabbia bianca e molto fine, acqua meravigliosamente azzurra, tranquilla e che digrada lentamente, con qualche roccia sul fondo, protetta da un’isoletta. Un po’ di snorkeling si può fare vicino agli scogli nell’area libera. Il problema è quello che ne stanno facendo dal 2015: la spiaggia libera è ridotta ad uno spazio piccolissimo, sovraffollato e che viene sommerso con l’alta marea; abbiamo scelto la parte attrezzata pensando di andare meglio… si pagano 10€ all’ingresso al parcheggio e si ha diritto (se c’è posto) a ombrellone e 2 lettini, senza ulteriori obblighi di consumazione. Il beach bar ha la solita musica martellante da giovincelli (non mi sembrava adatta alla clientela presente). Dov’è il problema? Ombrelloni e lettini praticamente quasi fino in acqua, e i rifiuti degli ospiti per terra, mescolati alla bellissima sabbia, nell’indifferenza degli ospiti stessi e dei numerosi ragazzi che continuavano a passare a prendere le ordinazioni (con i prezzi più cari che abbia visto in tutta l’area). Dalla sabbia al mare il passo, purtroppo, è breve… La consiglierei solo in bassa – bassissima stagione, ed è un vero peccato!

Orange Beach: altro disastro annunciato; la spiaggia più famigerata della penisola, una meraviglia della natura di cui si può ormai solo intuire la bellezza passata. Siamo arrivati presto, prima delle 9.00; è a mezz’ora di strada da casa, circa 20 km verso sud di strada costiera, tutta curve ma in buone condizioni, dove però è difficile vedere il mare essendo immersa nella pineta protetta che caratterizza questa parte della Sithonia. Se non volete ricordarvi solo gli aspetti negativi, lasciate perdere la parte attrezzata del beach bar e scegliete la caletta rocciosa sulla destra rispetto al parcheggio. Noi purtroppo non lo abbiamo fatto. Il beach bar offre i lettini e l’ombrellone in cambio di una consumazione qualsiasi (2 caffè freddi 8,00€, altrove sono meno cari ma vista la fama della location ci può stare). Anche così presto, molti sono già prenotati, ma possiamo sceglierne una coppia in seconda fila… con la terrificante musica martellante già a buon volume a quest’ora del mattino. Le rocce bianche in contrasto con l’azzurro del mare e il Monte Athos sullo sfondo sono bellissimi, ma basta avvicinarsi per vedere i resti della baraonda del giorno precedente… resti che purtroppo individuo anche in acqua, dove ho fatto l’unico bagno deludente della settimana. Fuggiti alle 11.00.

Rodia: non ho capito da dove derivi la fama di questa spiaggia (marketing?). Si trova a 12 km da Vourvourou verso sud (ci siamo stati rientrando da Orange Beach) e per raggiungerla bisogna percorrere uno sterrato (apparentemente scavato ad hoc) in discesa e lungo diversi km. Forse proprio per questo non è affollata? Non c’è spiaggia libera e lo sapevamo; la consumazione è obbligatoria per avere lettini ed ombrellone ma non c’è una spesa minima; abbiamo pranzato, a cifra ragionevole, e anche con una certa soddisfazione. Se invece si desidera consumare il proprio pranzo, per l’accesso si devono pagare 20€. L’allestimento è bello, con cuscinoni, poltrone e tavolini anche all’ombra dei grandi alberi. Il problema sono la spiaggia, di sassolini, e il mare, che sarà limpido e pulito ma non ha assolutamente i colori delle altre baie della zona. Mi sembrava di essere al lago, ecco. Non ci tornerei e non la consiglierei a nessuno.

Koviou: questa è stata l’altra nostra spiaggia preferita. È una piccola baia sulla costa opposta della Sithonia, a soli 18 km da casa, tra le spiagge di Agios Ioannis e di Kalogria (entrambe promettenti e più note). La sabbia è mista a sassolini colorati, l’acqua ha colori incantevoli, sui lati si fa un buono snorkeling e io non sarei più uscita dal mare. Non c’è mai molta gente, e lo spazio è equamente diviso tra spiaggia libera e attrezzata (una piccola parte è riservata all’albergo che però si trova alcune centinaia di metri più all’interno, e dove non consiglio di mangiare!). Con 5€ si hanno ombrellone e due lettini per l’intera giornata, e non c’è obbligo di consumazione. Musica soft (quando si sente), diversi italiani (più che altrove). Ci siamo tornati molto volentieri.

Il sabato sono riuscita a convincere il mio compagno ad affrontare qualche chilometro in più per andare fino alle due località più famose della costa orientale della Sithonia (per Toroni e la costa occidentale non c’è stato nulla da fare): Sarti, molto frequentata dagli italiani, e Kalamitsi, famosa per la spiaggia e i campeggi, con una breve deviazione a Sikia. E’ bello vedere il paesaggio che cambia all’improvviso, finisce la foresta di pini e iniziano aree coltivate (molti olivi) nonostante il terreno resti impervio, e ogni tanto un vero paese, o un cavallo solitario in attesa all’ombra.

Kalamitsi: Siamo arrivati di mattina presto e subito ci siamo resi conto che, anche se il paese è carino con tanto di piccolo lungomare, questa località non ci sarebbe piaciuta. Lo spiaggione, di sabbia dorata piuttosto grossolana, non ha nulla di pittoresco; ai tratti di spiaggia libera si alternano diverse aree attrezzate e già a quest’ora c’è molta gente in acqua… troppo “effetto riviera” per i miei gusti. E soprattutto l’acqua è freddissima! L’unica che abbiamo trovato (forse dipende dal fatto che qui non c’è più la protezione del Monte Athos?).

Sarti: dopo essere fuggiti ancora bagnati da Kalamitsi ci siamo fermati a Sarti per il pranzo (discreto e abbondante in un localino della piazza centrale, a 19,90€ in due compreso ouzo e tsipouro). Paesino dove si vedono ancora molte delle casette costruite negli anni venti del novecento per ospitare i profughi greci dell’Asia Minore (così come in molti dei paesi della Calcidica, che prima era quasi disabitata), ha un centro storico molto pittoresco e ordinato, restaurato ad uso e consumo dei turisti; un bel lungomare, e una spiaggia con vista sul Monte Athos lunghissima e con colori da cartolina, con ampi spazi di spiaggia libera semivuoti. Gli italiani che scelgono di venire qui fanno bene ma… che traffico assurdo al di fuori delle vie pedonali! Le vie strette e le auto parcheggiate in ogni angolo libero rendevano impossibile passare in certi incroci (e lo dovevano fare bus di linea e camion…). Invece a inizio paese c’è spazio per parcheggiare vicino alla spiaggia.

Isola di Diaporos (qui una vista dall’alto): last but not least, forse il meglio della vacanza. Una chicca da godersi via mare. Anche qui se potete andarci in bassa stagione (o in yacht con i signori Carlo e Camilla) fate un affare. L’isola di Diaporos (quasi disabitata, ci sono solo alcune ville lontane una dall’altra) è l’isola più grande del piccolissimo arcipelago nella baia di Vourvourou, ed è raggiungibile in barca o in kayak (ci sono anche alcune gite organizzate in partenza da Ormos Panagias). Inizialmente avevamo pensato alla barca (non serve la patente nautica per quelle più piccole) ma andavano prenotate con almeno 5 giorni di anticipo! Ci siamo allora decisi per il kayak e ci siamo rivolti a Sea Kayak (www.seakayakhalkidiki.gr) che, nel pomeriggio dopo il rientro delle escursioni di gruppo, noleggia canoe (con mappa, spiegazioni sull’uso, giubbini di salvataggio e sacca impermeabile) anche ai totali principianti come noi. Si paga al rientro (40€ per 4 ore abbondanti). Con qualche iniziale problema di coordinazione e un po’ di fatica in più dovuta al moto ondoso contrario provocato dalle tante barche a motore (per fortuna piccole), siamo riusciti ad arrivare ai due gioielli non-più-così-nascosti dell’isola: Blue Lagoon e Mirsini (Hawaii) beach. Peccato per l’affollamento, in bassa stagione devono essere spettacolari; alla Blue Lagoon, stretta tra due isole, abbiamo fatto un bel bagno vicino a riva… il fondale è bellissimo, con tanti pesci e formazioni coralline gialle, l’acqua ricorda la Tabaccara a Lampedusa. Poi ancora qualche pagaiata sulla strada del ritorno per fermarci a riposare all’ombra nella meno affollata Mirsini Beach: una piccola baia dalla sabbia come borotalco, scogli di granito e pini, peccato per un po’ di posidonia. È possibile circumnavigare l’intera isola in poco più di tre ore, ma sarà per la prossima volta, magari partendo la mattina presto e non nella calura delle 3 del pomeriggio!

Chi volesse noleggiare una barca (le più piccole portano 4 persone) ricordi di prenotare in anticipo; la spesa si aggira, in alta stagione, intorno ai 70€ più il carburante per l’intera giornata (i noleggiatori sono molti e le cifre variano leggermente, qualcuno ha il sito, altri il numero di telefono esposto sulla strada).

Nella prossima pagina: la Tomba di Filippo il Macedone, le Meteore, Dion

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(A cura della redazione di Ilgiramondo.net)

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